Bullizzata perché era omosessuale, ragazza di 21 anni si toglie la vita nella sua camera
di Federica Macagnone
Non ha retto al dolore. Caitlin Kirkaldy aveva 21 anni e voleva solo essere amata. Era omosessuale e aveva l’appoggio della sua famiglia, ma buona parte del mondo esterno l’aveva bullizzata. Lei, così fragile e così bisognosa d’affetto, non ce l’ha fatta a vivere in un mondo pieno di cattiverie. Alla fine ha deciso di togliersi la vita nella casa che condivideva con una coinquilina, in Australia: è stata trovata morta nella sua camera da letto. Si era chiusa là dentro, lasciando fuori tutte le malelingue che l’hanno uccisa.
 
La tragedia è avvenuta giovedì scorso e ora sua madre, Bron Kirkaldy, ha deciso di raccontare chi era sua figlia, sperando che la storia di Caitlin aiuti altre persone a comprendere che le parole sono come lame.

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«Ricordo che era seduta sul mio grembo e piangeva. Aveva nove anni e mi disse: “Non credo che mi piacciano i ragazzi” - racconta Bron - Le abbiamo detto che per noi andava benissimo così, ma penso che lei abbia lottato molto per accettare la sua sessualità. È stata vittima di bullismo a scuola perché era lesbica ed era alla disperata ricerca di affetto. Certo che l'abbiamo amata, ma penso che volesse davvero una relazione».
 
La mamma, devastata dal dolore, ha raccontato che Caitlin, che lavorava in un caffè, si sentiva abbattuta anche perché sentiva il peso di un debito di 14mila dollari dopo aver avuto alcuni incidenti stradali: «Le abbiamo detto di non preoccuparsene, l'avremmo aiutata, ma Caitlin non la vedeva in quel modo. Era una ragazza giovane che aveva un grosso debito, era stata vittima di bullismo per la sua sessualità e lottava con la depressione da quando era bambina. Intorno a lei c’erano tante persone che volevano aiutarla, ma per lei era troppo. Da quando è morta ho parlato con le sue amiche e tutte mi hanno detto che la vedevano distrutta. Tutte cercavano di darle sostegno, ma a lei non importava. Non so che tipo di aiuto cercasse».
 
Bron ha aggiunto quanto la persecuzione dei bulli l’abbia devastata per anni: «Caitlin era così forte. Era generosa, non prendeva in giro nessuno ed era disposta ad aiutare tutti. Quando faceva dei regali non badava a spese, voleva solo far felice la gente che le stava accanto. Pensavo che ora stesse imparando a gestire la sua malattia, nelle settimane precedenti la morte sembrava più felice. Aveva visto psicologi e preso medicine in passato. Ci ha davvero provato e abbiamo pensato che stesse bene. Non so se stesse programmando quello che ha fatto. Provo a non pensarci, non lo saprò mai».
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