Nuova Zelanda, strage nelle moschee a Christchurch: 49 morti, arrestati 3 suprematisti bianchi
di Paolo Ricci Bitti
Nuova Zelanda, suprematisti bianchi assaltano moschee: 40 morti, tre arrestati
Terrore in Nuova Zelanda, a Christchurch. Come in un videogame "sparaspara", un suprematista bianco di un commando terroristico si è filmato in "soggettiva" e in diretta Facebook per 17 minuti con una minitelecamera su un elmetto mentre commetteva una strage in una moschea. La premier neoelandese  in conferenza stampa ha parlato espressamente di terrorismo e di un bilancio di 49 morti e 48 feriti. C'è anche una bambina di 5 anni tra le 49 vittime dell'attacco alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. La piccola, riporta il New Zealand Herald, è deceduta insieme al padre dopo che il killer Brenton Tarrant li ha inseguiti e fucilati. Un altro bambino di 4 anni è invece tra i feriti e lotta per sopravvivere, in gravissime condizioni all'ospedale Starship di Auckland.

Tre le persone arrestate finora, tra cui il "cameraman", anche se solo per quest'ultimo è stata fissata per domattina l'udienza in tribunale per "omicidio multiplo". Due le moschee prese d'assalto: in una sono state uccise 41 persone, 7 nell'altra, più un'altra morta in ospedale. Trovati esplosivi nelle strade. Su uno dei caricatori di uno dei killer c'è il nome di Luca Traini.


Brenton Tarrant

E' sotto choc la nazione i cui giovani nella stessa ora della strage stavano marciando per sostenere la lotta al cambiamento climatico. «La Nuova Zelanda - hanno già scritto gli analisti - non sarà più la stessa».

Dolore e sgomento nelle parole di Elisabetta II: «Sono profondamente rattristata dagli spaventosi eventi di oggi a Christchurch», scrive la regina in un messaggio al governatore generale del Regno nel Paese dell'Oceania diffuso da Buckingham Palace. «Il principe Filippo ed io inviamo le nostre condoglianze alle famiglie e agli amici di coloro che hanno perduto la vita. I miei pensieri e le mie preghiere sono con tutti i neozelandesi».

«E' il giorno più nero nella storia della Nuova Zelanda», ha detto il primo ministro Jacinda Ardern, 38 anni, laburista. Finora il «paese della lunga nuvola bianca», agli antipodi dell'Italia, era stato risparmiato da gravi atti di terrorismo. Nella breve storia del paese, vasto come l'Italia, spicca solo il caso Rainbow Warrior, la nave di  Greenpeace affondata nel 1985 nel porto di Auckland dai servizi segreti francesi che uccisero un fotografo portoghese: si volevano tenere lontani i pacifisti dai test atomici nel Pacifico.

Il primo ministro neozelandese ha detto che la strage compiuta oggi in due moschee della città neozelandese di Christchurch è stata frutto di un «attacco terroristico».

CAMBIA LA LEGGE SULLE ARMI
Il killer di Christchurch «era in possesso di una licenza per il possesso di armi» e ha utilizzato cinque armi nell'attacco, compreso due armi semi-automatiche e due fucili da caccia. È quanto ha affermato il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern in una conferenza stampa, assicurando che «le nostre leggi sulle armi cambieranno». Quanto alle quattro persone fermate per l'attacco nessuna risulta avere precedenti penali o segnalata in alcuna lista nera in Nuova Zelanda o in Australia, ha aggiunto la premier. L'unica persona accusata di omicidio, di nazionalità australiana, comparirà in tribunale nelle prossime ore e non era nota alle autorità per violenze legate all'estremismo. La polizia sta ancora indagando se le altre due persone siano state effettivamente coinvolte nelle sparatorie, mentre un quarto sospetto è già stato rilasciato. Ardern ha spiegato di aver «ricevuto messaggi di cordoglio da tutto il mondo». «Ho detto a Donald Trump che la Nuova Zelanda aveva bisogno di affetto e amore per tutte le comunità musulmane», ha detto Ardern commentando il colloquio con il presidente Usa. «Il nostro dovere è di tenere tutti al sicuro», ha detto la premier, assicurando che la presenza della polizia intorno alle moschee continuerà e l'allarme di sicurezza rimarrà alto. «Stiamo tutti soffrendo insieme», ha concluso.



AEREI A TERRA
Almeno 17 voli regionali sono stati nel frattempo cancellati e molti altri seguiranno: per questi tragitti non vengono effettuati controlli con lo scanner (molti piccoli aeroporti nemmeno li hanno) e si teme quindi possano essere usati per la fuga di terroristi oppure oggetto di attentati: un altro segno della vulnerabilità di un paese mai colpito dal terrorismo.



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L'assalto, riporta il New Zealand Herald, è avvenuto verso le 15 (le 3 di notte in Italia): dei quattro presunti terroristi, fra i quali una donna, uno è stato identificato in Brenton Tarrant, 28 anni, australiano, che si è filmato mentre con la sua auto raggiungeva la moschea Al Noor in Deans Avenue a Chritschurch, la città più importante dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, il cui centro è ancora segnato dalla zona rossa dopo il terribile terremoto del 2011 che costò la vita a 185 persone.
 

Tarrant, in quella vettura con l'Arbre Magic giallo appeso allo specchietto, era vestito e armato come un militare: con la GoPro sull'elmetto ha ripreso ogni istante del suo assalto, spesso commentando le sue azioni. Immagini trasmesse in diretta Facebook poi rimosse dai tecnici del social.

Un circostanza mai registrata prima in un atto di terrorismo che ha spinto la polizia della provincia di Canterbury a lanciare un appello perché le immagini della strage non siano condivise. Un appello raccolto con dimostrazione di grande civilità dalla popolazione della Nuova Zelanda, poco più di 4 milioni di persone, anche se risulta impossibile evitare il blocco totale di quei video.


 
La polizia ha anche deciso di non diffondere una sorta di "Manifesto" che l'australiano aveva pubblicato su un suo profilo social. Oltre 80 pagine di delirii razzisti in cui il giovane aussie si definisce "a white supremacist". Nello scritto viene raccontato che l'attentato è stato preparato nell'arco degli ultimi due anni e che avrebbe dovuto essere messo in atto in Australia. Poi la decisione di colpire la Nuova Zelanda per dimostrare che nessun paese può ritenersi al sicuro dal terrorismo.
In questi ultimi mesi non mancano le critiche interne al programma di accoglienza del governo laburista che prevede comunque solo mille posti l'anno, in particolare per profughi del medio oriente. Pochi posti ma sufficienti a marcare la differenza con l'Australia che in pratica accoglie solo immigrati altamente qualificati oppure iscritti a limitati programmi di solidarietà e inserimento.

Sulla sua station wagon beige, Tarrant aveva caricato armi, munizioni in quantità, oltre a taniche di benzina. Aveva con se almeno un fucile mitragliatore.


Tarrant mentre entra nella moschea

La sua prima vittima è stata un fedele alla porta della moschea, poi ha esploso raffiche su raffiche sulle altre 300 persone in preghiera. Quando ha finito le munizioni, l'australiano è tornato sull'auto a prendere altri caricatori, tutti bene etichettati con nastro adesivo bianco e scritte. Poi è rientrato nella moschea facendo altri morti.

L'uomo ha continuato a sparare, in apparenza in maniera casuale, sui passanti  quando è nuovamente uscito dal luogo di culto per poi dirigersi verso Adley Park dove c'è una secondo moschea  della città affacciata sul Pacifico che conta mezzo milione di abitanti. 

Dalle prime ricostruzioni, il commando aveva intenzione di colpire anche un ospedale e una scuola: la polizia ha detto che nell'auto di Tarrant sono state trovate due cariche esplosive. Uno scenario che lascia immaginare una lunga e meticolosa preparazione dell'assalto. Non è tuttavia ancora chiaro il ruolo delle altre due persone fermate perché in possesso di armi.

La telefonata di Trump. «Ho appena parlato con Jacinda Ardern, il primo ministro della Nuova Zelanda, a proposito degli orribili eventi successi nelle ultime 24 ore. L'ho informata che siamo solidali con la Nuova Zelanda e che, per qualsiasi assistenza possano dare gli Usa siamo pronti ad aiutare. Amiamo la Nuova Zelanda»: lo ha twittato Donald Trump
 
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Nuova Zelanda, le foto della strage alle moschee compiuta dai suprematisti
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