Fiction e viaggi: a Spoleto nasce il tour di don Matteo
di Fulvio Fulvi
Le riprese della fiction in piazza Duomo a Spoleto
Grazie a Don Matteo, la bella Spoleto, romana, medievale, ottocentesca, diventa una diva della televisione. La più seguita fiction di Raiuno (7 milioni di telespettatori), infatti, approda nella cittadina umbra dopo aver avuto come contesto, per otto stagioni di seguito, la vicina Gubbio.

Concluse le riprese a settembre, si attende di vedere i 26 episodi della nuova serie che verranno trasmessi ogni giovedì in prima serata a partire dal 24 ottobre. Nel frattempo, il Duomo del XI secolo con gli affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi, il centro storico, il Giro della Rocca albornoziana, la basilica romanica di Sant'Eufemia, il Ponte delle Torri, che faranno da «scenografia» alle vicende del celebre prete detective interpretato da Terence Hill, sono diventate le tappe di un tour appositamente organizzato dall'Ente del Turismo nella città del Festival dei Due Mondi.

Anche corso Garibaldi, dove il parroco nella fiction scorrazza in bicicletta e passeggia con il suo amico maresciallo Cecchini (Nino Frassica), e il palazzo arcivescovile sono location che rientrano nella «visita guidata», a cui si può partecipare, in determinati periodo dell'anno, usando la Spoleto Card. La speciale Carta, valida 7 giorni, costa 9,5 euro (sconti per giovani, anziani e comitive) e comprende anche un giro nei 7 musei cittadini, agli insediamenti di epoca romana e ai siti dell'Unesco (tra cui la Basilica di San Salvatore e il Tempietto del Clitumno). A disposizione dei turisti c'è un bus con il quale si potranno ammirare anche le vicine Terre dell'Antico Ducato. La Spoleto Card è disponibile presso gli alberghi convenzionati e nelle strutture museali tra cui vanno ricordati i Musei Nazionali Archeologico e del Ducato, il Diocesano, il Carandente dedicato all'arte contemporanea e l'originale collezione del Tessuto e del Costume che raccoglie manufatti dal XIV al XX secolo oltre alle antiche «tovaglie perugine» che Leonardo da Vinci e Giotto richiamarono in alcuni loro dipinti.

Un tour per conoscere da vicino i «luoghi di don Matteo» si può comunque intraprendere anche autonomamente, facendo una passeggiata nel cuore della città. In questo caso, consigliamo di non trascurare la chiesa di San Gregorio Maggiore del XII secolo, i seicenteschi palazzi Leti Sansi e Ancaiani e l'ottocentesco Teatro Nuovo Menotti, in stile neoclassico che, oltre a ospitare eventi del Festival dei Due Mondi, fu location di film come «Lo sceicco bianco» (1952) di Federico Fellini e «Quattro mosche di velluto grigio» (1971) di Dario Argento. Informazioni presso lo IAT di piazza della Libertà 7.

DOVE DORMIRE:
Hotel San Luca (via Interna delle Mura, 21). Elegante e al tempo stesso sobrio, è ospitato in un edificio ottocentesco. Ampie camere colorate, senza tende nè moquette, bagni con lavabo in marmo di Carrara. Nel cortile, dove si può fare colazione, si trova una fontana del 1600. Una camera doppia: da 120 €.

Hotel Charleston (piazza Collicola 10). In centro, è un armonioso concentrato di antico e moderno. Le camere, ognuna diversa dall'altra, hanno travi a vista e pavimenti in parquet e sono arredate con tessuti chic firmati Mastro Raphael. Una camera doppia: da 89 €.

DOVE MANGIARE:
Il Capanno (località Torrecola 6). nelle campagne attorno alla città, un locale in stile rustico con pareti di pietra e soffitto in legno scuro. La cucina è adeguata all'ambiente: frittatina agli asparagi di bosco, parmigiana con sedano nero di Trevi, strangozzi al tartufo nero, costolette di capretto alla brace. Sontuosa lista dei vini. Un pasto: da 35 €. A disposizione anche due camere matrimoniali.

Ristorante Apollinare (via Sant'Agata 14). Accoglienza cordiale e ambiente elegante. Frequentato anche da Terence Hill durante le riprese di «Don Matteo». Il ristorante è ricavato nella cantina di un antico palazzo del centro. Tra i primi, gli strangozzi alla spoletina. Menù vegetariano a base di melanzane e zucchine. Ma se volete essere veramente stupiti, scegliete il «menù a sospresa», con tre o cinque portate che non trascurano le tradizioni locali: non ve ne pentitere. Un pasto: da 25 €.
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