Sardegna, l'oasi Tavolara: dove si incontra la Caretta Caretta
di Gloria Satta
Macchietta sguazza beata nell’acqua turchese, finalmente restituita al suo habitat naturale. È una giovane tartaruga marina (specie caretta caretta) e in una giornata di sole smagliante viene rimessa in mare tra gli applausi in uno degli angoli più incontaminati del Mediterraneo, dopo una ”degenza” di qualche mese presso il pronto soccorso dell’Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo. L’animale era stato trovato agonizzante perché, come molti suoi simili, aveva inghiottito un sacchetto di plastica scambiandolo per una medusa, il suo nutrimento preferito. Guarita, coccolata e riabilitata, la tartaruga può tornare a nuotare nel mare cristallino.



«Abbiamo a che fare in continuazione con episodi come questo», spiega Augusto Navone, il direttore dell’Area marina protetta, un angolo di paradiso che si estende per 15mila ettari a nordest della Sardegna tra Capo Ceraso, le isole di Tavolara, Molara, Molarotto e Capo Finocchio. «Siamo attrezzati per soccorrere la fauna marina in difficoltà, dalle testuggini ai delfini che spesso s’impigliano nelle reti da pesca o finiscono spiaggiati. Quando i casi appaiono disperati, li mandiamo alla clinica veterinaria di Oristano».

Il mare intorno a Tavolara, tra i più belli del mondo, è dominato dall’isola, un blocco di roccia calcarea che si erge dall’acqua per 565 metri. Normalmente disabitata, si anima a luglio quando ospita le proiezioni del festival ”Una notte in Italia” e gli spettatori che, in pareo e infradito, prendono il traghetto sotto le stelle e magari si fermano a cenare nei due ristoranti stagionali.



PARADISO NATURALE

Nel resto dell’anno gli unici abitanti sono gli animali: capre selvatiche, gabbiani reali, falchi pellegrini, aironi candidi, perfino l’aquila reale che nidifica sulla cima dell’isola popolata di rarità botaniche come la centaurea horrida. C’è anche la berta minore mediterranea, un uccello che si trova solo qui o quasi ed è ora minacciato dai topi: per sgominarli, partirà presto una vigorosa campagna di eradicazione che nella vicina Molara ha salvato tante specie predate dai roditori.



Sott’acqua nuotano indisturbati saraghi, corvine, dentici, murene, cernie, gronghi che nessun sub si azzarda a toccare e nei punti ”rossi” dell’area nemmeno ha il diritto di guardare. I fondali ospitano gorgonie rosse e gialle, spettacolari coralli neri, alghe verdi, rosse e brune e la posidonia oceanica, classica vegetazione mediterranea. Questo paradiso naturale, severamente difeso e protetto, ha visto crescere in misura esponenziale il turismo subacqueo che, con 25mila immersioni all’anno, genera un business da 24 milioni di euro.



Ma la tropicalizzazione dell’acqua, cioè l’aumento della temperatura fino a un grado e 75 all’anno, ha favorito l’ingresso di specie aliene: barracuda, pesci serra, pesci balestra che fino a vent’anni fa erano sconosciuti da queste parti. Di recente ha anche preso piede la caulerpa racemosa, un’alga originaria del Mar Rosso: molto invasiva e attentamente monitorata, rischia di soppiantare la posidonia con conseguenze incalcolabli sull’equilibrio dell’ecosistema.



ANTICHE LEGGENDE

Regno incontrastato della biodiversità, Tavolara è anche un ”reame” vero e proprio governato dagli eredi del pastore Paolo Bertoleoni che nell’Ottocento, raccontano, ricevette l’investitura da Carlo Alberto di Savoia sbarcato a caccia di mufloni. Questa bella favola mediterranea, tramandata dai sardi insieme ad antiche leggende popolate di capre dai denti d’oro, foche monache e ratti giganti, trova conferma nel piccolo cimitero dell’isola dove in una tomba coronata riposa l’ultimo ”re” Carlo, scomparso nel 1993. C’è una sua immagine anche a Buckingham Palace, nella sala dedicata a tutte le dinastie del mondo, mentre i figli mandano avanti i due ristoranti dell’isola. Per valorizzare l’identità del territorio, l’Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo ha appena stabilito la sinergia tra mare e nutrimento creando, con Slow Food, una Comunità del Cibo che punta sulle cozze di Olbia, le ostriche di San Teodoro, il vermentino di Gallura. Viva la tradizione e la natura: e pensare che il Billionaire, con i suoi riti mondani, si trova ad appena un tiro di schioppo.
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