Alla ricerca dei vecchi castelli marchigiani
di Marco Iaconetti
Sulla casella della mia e-mail mi è arrivata la proposta allettante di scrivere un articolo sui castelli della regione Marche. All'inizio ho avuto qualche dubbio e stavo quasi per desistere perchè non mi sono mai cimentato su questo tipo di argomenti, ma poi ho riflettuto che la variegata storia marchigiana poteva offrirmi spunti storici di notevole interesse per la realizzazione del mio lavoro.



Il problema, sinceramente era quello di scegliere un maniero che mi avesse colpito maggiormente, ma poi scavando nei meandri della mia memoria ho scelto il Castello della Rancia di Tolentino, una fortezza in cui diversi anni fa ero stato per festeggiare una Pasquetta, e che mi aveva colpito per le sue caratteristiche estetiche perchè sembrava essere fuoriuscita da un libro di favole.



Decido di disertare la mia rituale passeggiata mattutina domenicale spegnendo il mio cellulare, conscio che qualche cliente ritardatario potrebbe disturbarmi e preferisco percorrere la strada che da Civitanova mi conduce verso l'Abbadia di Fiastra, per immergermi nel meraviglioso contesto maceratese, che di volta in volta mi offre spunti paesaggistici e storici di grande fascino.



Il cambio di stagione, con la variazione cromatica che ne consegue, sembra far mutare anche i colori delle diverse cittadine che si avvicendano tra loro durante il mio tragitto, facendomi respirare un aria diverse da quella estiva, molto più pungente e malinconica.



Arrivo a destinazione e su una vasta pianura, a qualche chilometro dal centro urbano della città di Tolentino, si erige fiero un castello dalla forma quadrangolare composta da una fitta merlatura e da diversi bastioni che furono realizzati per irrobustire la cinta muraria.



Diverse auto sono posteggiate allíesterno, alcune con targhe di diverse nazionalità, simbolo che questo vecchia rocca ha un fascino che fa presa su visitatori díogni sorta.



Prima di entrare nel suo interno, aggiro la costruzione ed in piena solitudine mi fermo appoggiandomi su uníenorme pietra per ammirare la parte posteriore del maniero che da questa posizione sembra ancora più grande, ed infatti per fotografarlo debbo spostarmi di molto indietro, perchè il mio grandangolo da questo punto di vista non può contenere tutta la scena.



Un forte alito di vento soffia libero muovendo il fitto campo erboso e spettinandomi al contempo, e chiudo gli occhi istantaneamente per farmi trascinare indietro nel tempo, sentendo rimbombare dentro di me il rumore e le scintille degli spari delle fatidiche giornate a cavallo tra il 2 ed il 3 maggio 1815, quando Giocchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, combattÈ una furibonda battaglia contro le truppe austriache di Federico Bianchi, per liberare la nostra Penisola dal giogo austriaco.

Una data fondamentale per la storia díItalia, tanto che diversi storici líhanno definita come la prima battaglia del nostro Risorgimento.



Il ponte levatoio sembra invitarmi ad entrare ed appena varcato la porta principale mi ritrovo in un largo spiazzo con un portico che alterna un piacevole gioco di luci ed ombre.



Vengo rapito dallo scenario e dimentico di immortalare il momento e quando me ne accorgo capisco che è troppo tardi, decido lo stesso di scattare foto díaltri tempi e di farmi bastare gli ultimi spiragli di luce. Non ho con me l'armamentario giusto per delle panoramiche notturne ed il mio vestiario leggero e quasi estivo mi ha fatto dimenticare che oramai a questo punto dellíanno il crepuscolo scende più velocemente.



Forse, penso un segno del destino che vuole farmi tornare in zona per ridare a me stesso un nuovo impulso patriottico che sentivo di aver perduto durante líinfinito perdurare di questi anni di crisi sia identitaria che economica del paese e che solo posti con questo ascendente possono ancora dare a me ed a tutta la nostra bell'Italia.





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